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Basta morti sul lavoro in Sardinnia: per una legiferazione seria, drastica e ferma a tutela di una reale sicurezza per i lavoratori sardi Negli ultimi due giorni, tre famiglie sarde sono state colpite dal drammatico fenomeno delle morti sul lavoro. La permanente insicurezza, comportata da un modello economico incentrato sullo sfruttamento, sul profitto e sull’ossessiva ricerca del suo massimo accrescimento, colpisce particolarmente la Sardinnia, affetta dal cronico sottosviluppo tipico di tutti i territori soggetti a colonialismo e neocolonialismo, in cui il quadro di sottopagamento, precarietà, forza contrattuale del lavoratore e investimenti del datore su condizioni di lavoro accettabili è decisamente e ulteriormente più desolante e angosciante rispetto ai territori centro-settentrionali della penisola italiana. Mercoledì 23, in un cantiere dell’azienda Coinsar, nella zona industriale di Olbia, due operai di Sassari, Mario Cuccu e Luigi Desortes, sono rimasti vittima di un incidente che ha visto il cedimento di un pilastro che reggeva la trave a cui erano imbragati e la loro caduta da nove metri di altezza: il primo è morto poche ore dopo in ospedale, il secondo verte in rianimazione in gravi condizioni. Giovedì 24, nello stabilimento della Cartiera di Cagliari (appartenente alla Pro-gest di Treviso) a Macchiareddu, un giovane operaio precario di Serramanna, Walter Cabiddu, è rimasto stritolato tra due rulli di carta in movimento nel fatale momento in cui non avrebbero dovuto esserlo, morendo sul colpo. La Giuventudi Indipendentista, prima di tutto, si unisce al dolore delle famiglie colpite da questi lutti, augurandosi un repentino miglioramento delle condizioni dell’operaio in rianimazione. In secondo luogo denunciamo l’incapacità dei pubblici poteri che continuano a rapportarsi a questo drammatico fenomeno come se fosse un’inevitabile calamità naturale, senza nulla fare per intervenire alla base dello stesso, con provvedimenti esemplari verso quelle aziende che, risparmiando sulle misure di sicurezza per un misero e infame sovrappiù di tornaconto economico, si rendono colpevoli della morte di Esseri Umani da esse concepite non come tali ma come meri strumenti. Una Regione Sarda che agisse finalmente come massima istituzione nazionale sarda, e non come tramite della sottomissione della nostra Terra allo stato italiano, dovrebbe immediatamente farsi promotrice di una seria e decisa legiferazione in materia di sicurezza dei lavoratori sardi, che preveda come extrema ratio l’assunzione da parte della Regione stessa degli impianti coinvolti da incidenti, mediante l’espropriazione di quelle aziende incapaci di garantire la sicurezza dei lavoratori sardi e la cui responsabilità penale sia stata ineluttabilmente dimostrata. Appare altresì evidente come una tale legiferazione che, come qualunque altra a sostegno degli interessi del Popolo Sardo e contro i privilegi e gli abusi dei poteri industriali e finanziari d’oltremare, provocherebbe uno scontro politico frontale con lo stato italiano, non possa essere minimamente garantita dalla screditata e impresentabile classe politica “sarda” dei partiti italiani, che in sessant’anni di illusoria e fittizia autonomia ha aperto la nostra Terra alla penetrazione selvaggia di affaristi senza scrupoli. Per questo, la lotta anticolonialista appare per il Popolo Sardo una sempre più drammatica e urgente necessità per garantire finalmente alla nostra Terra un nuovo modello di sviluppo il cui centro e motore sia non più la cinica ricerca del massimo accrescimento del profitto di questa o quella grande azienda ma il benessere e la prosperità del Popolo Sardo stesso. Casteddu, 25 de Cabudanne de su 2009
Unidadi de sa Giuventudi Indipendentista
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