Sulla fase attuale e sulle necessità della lotta per la sovranità, il riscatto e il progresso sociale del Popolo sardo

In data 28 settembre 2010 è stato presentato a Cagliari il documento “La ragion di stato e il destino della Sardegna”, sottoscritto, tra gli altri, dai militanti della Giuventude Indipendentista. Esso analizza la drammatica situazione di disgregazione sociale, economica, demografica, culturale e linguistica in cui versa la nostra Terra e prende atto della deleteria frammentazione delle realtà riconducibili all’area della sinistra anticolonialista sarda e dell’inadeguatezza dei soggetti politici in cui sono attualmente presenti sensibilità di sinistra anticolonialista e indipendentista.

Negli ultimi anni la situazione politica sarda ha conosciuto mutamenti significativi. In un contesto sociale che vede le decise mobilitazioni degli operai e dei pastori in seguito alla crisi dei settori petrolchimico e agropastorale e quella degli studenti medi e universitari e dei ricercatori in seguito alla sempre più intensa offensiva per il ridimensionamento dell’istruzione pubblica, si sta sviluppando in seno alla società isolana un sentimento nazionale sardo sempre più forte e cosciente.

Lo stesso spostamento strumentale e opportunistico su posizioni, a parole, sempre più identitarie e autogoverniste dei peggiori agenti del colonialismo, ivi compresi i componenti dell’attuale Giunta regionale di Centrodestra, è un riflesso e un indicatore di una nuova e diffusa sensibilità nell’intendere la sardità e nel rapportarsi ad essa.
E’ di queste ultime settimane il significativo dibattito in Consiglio regionale sul futuro istituzionale della Sardinnia e sulle riforme necessarie a delineare lo stesso. Analizzando le posizioni delle forze prensenti nel massimo organo legislativo sardo, si registra l’ormai appurata unanimità nel riconoscimento del concetto storico-culturale di Nazione sarda, nonché i pronunciamenti sorprendentemente favorevoli alla sovranità della Sardinnia da parte di esponenti di primo piano delle segreterie sarde dei maggiori (e più compromessi col colonialismo) partiti italiani. Essi mirano, in realtà, allo svuotamento del concetto stesso di sovranità: dal significato unanimemente attribuitogli a livello internazionale di pieno potere decisionale non concesso da una autorità superiore bensì intrinseco come diritto inalienabile di un’entità politica, si vorrebbe inflazionare e trasformare in mero vuoto termine per ridefinire il fallimentare e bistrattato concetto di autonomia che si vorrebbe, in forme rivisitate ma principi di fondo analoghi, rilanciare nell’ambito della riforma federale verso cui sembra indirizzato lo stato italiano.

In questo panorama politico in evoluzione, realtà politiche che vengono da differenti tradizioni ideologiche e strategiche sembrano iniziare a convergere verso una comune visione d’insieme: quella dell’indipendentismo di sinistra, di cui varie componenti stanno prendendo atto dei limiti politici e strategici strutturali che storicamente non si è ancora avuto la capacità, la lucidità e l’umiltà di superare; quella del sardismo partitico progressista – recentemente fuoriuscito dalla casa storica del Partito Sardo d’Azione in seguito all’alleanza elettorale di questo col Centrodestra – la cui esponente in Consiglio regionale Claudia Zuncheddu, nell’ambito del sopraccitato dibattito sulle riforme istituzionali, ha presentato la mozione che in maniera più chiara, limpida e inequivocabile affronta la questione della sovranità e dell’indipendenza; e quella della componente sarda della sinistra storica italiana, la cui parte più avanzata sta finalmente acquisendo una coscienza politica organicamente anticolonialista, che va a scontrarsi frontalmente con le posizioni, che sulla questione nazionale sarda sono reazionarie e negazioniste, delle centrali partitiche romane e delle componenti sarde più retrograde e auto-colonizzate di ciò che oggi rimane della sinistra italiana.

Sta, quindi, nascendo una comune consapevolezza e presa d’atto della necessità di lasciare alle spalle settarismi ideologici di ogni sorta e approcci politici meramente testimoniali e liturgici – che nei fatti antepongono l’autocelebrazione della propria identità di organizzazione al mutamento progressivo dell’esistente in Sardinnia – per conseguire il superamento delle divisioni strategiche proprie del secolo scorso e la creazione di una sinistra anticolonialista e indipendentista profondamente organica alla Nazione sarda, che sia in grado di affrontare in maniera propositiva e vincente le drammatiche contraddizioni e le urgenti sfide che in questo avvio di XXI secolo si presentano davanti al Popolo sardo e all’Umanità intera.
Diverse realtà nel mondo dimostrano come affrontare queste contraddizioni e queste sfide sia non solo necessario ma possibile e produttivo: dall’America latina, in cui movimenti sociali espressione degli interessi nazionali, delle popolazioni indigene e delle classi lavoratrici, sono al governo in diversi Paesi, all’Europa mediterranea, che vede lo schiacciante successo dei SI nei referendum consultativi sull’indipendenza in una Catalunya sempre più protesa verso la piena sovranità – e in cui, guarda caso, la sinistra repubblicana e indipendentista è una componente essenziale della coalizione di governo – e la netta affermazione elettorale dell’indipendentismo in Corsica, nostra Isola sorella.

Sono pertanto necessari l’apertura di canali di dialogo e confronto e il conseguimento di una sinergia tra tutte quelle forze collettive e individuali che si riconoscono nei valori di autodeterminazione dei popoli e tutela dei loro patrimoni culturali e linguistici, uguaglianza e giustizia sociale, libertà democratiche e partecipazione decisionale e nella necessità di un processo di emancipazione nazionale e sociale che veda la progressiva acquisizione di una piena sovranità politica, economica e sociale da parte del Popolo sardo (nella consapevolezza che un’indipendenza formale non presuppone necessariamente la reale sovranità politica ed economica di un popolo e dei suoi settori sociali produttivi, ma che la piena e integrale sovranità di una nazione comporta necessariamente, ad un certo stadio del processo di autodeterminazione, come tappa fondamentale ed imprescindibile dello stesso, il conseguimento dell’indipendenza statuale, ovvero la creazione di una repubblica indipendente come strumento pienamente ed indiscutibilmente sovrano di cui un popolo dispone per determinare democraticamente il proprio presente ed il proprio futuro).

Studiate, abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza! Organizzatevi, abbiamo bisogno di tutta la vostra forza!”, diceva uno dei più grandi intellettuali e rivoluzionari sardi.

E uno studio organico, scientifico e approfondito della realtà sarda in tutte le sue sfaccettature e delle specifiche manifestazioni sociali, economiche, culturali, linguistiche e demografiche del colonialismo in Sardinnia è qualcosa compiuto oggi solo in minima parte e assolutamente necessario e imprescindibile per un’azione anticolonialista efficace, costruttiva e vincente. Occorre, quindi, che l’area che si riconosce nel progetto di una sinistra anticolonialista e indipendentista forte e radicata coordini la costituzione di piattaforme di analisi e ricerca economica, sociale e culturale, portate avanti da esperti sardi di questi settori disposti a dare il loro contributo patriottico.

Allo stesso modo la dotazione di una struttura organizzativa è una condicio sine qua non per dare alla lotta di liberazione nazionale e sociale, appunto, la forza di cui questa necessita. E questa forza, oggi più che mai, si può conquistare solo con l’avvio di un processo di progressiva convergenza delle realtà che si schierano senza remore contro il colonialismo e per il progresso sociale del Popolo sardo; convergenza che giunga in tempi politici medio-brevi a un soggetto politico che sappia fungere da strumento di sovranità popolare e di controllo democratico da parte del Popolo sardo sui processi politici, economici e sociali che lo riguardano e vettore delle rivendicazioni più avanzate dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, degli studenti e di tutti i settori sociali della Nazione sarda.

Bivat sa Sardinnia libera!
Bivat su Populu sardu soberanu!

Casteddu, 25 de su Mesi ‘e Ladàmini de su 2010

GIUVENTUDE INDIPENDENTISTA